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		<title>Überwachung, sorveglianza *</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:23:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Berlino. Enrica, non è il nome vero, ma mi propongo in questa sede, poi capirete perchè, di mantenere la mia fonte anonima, comunque dicevamo Enrica ha cambiato casa, di qualche centinaio di metri. Dalla Linienstrasse si è trasferita alla Christinienstrasse. Per sua sfortuna il &#8220;Job center&#8221;, così si chiama l&#8217;ufficio di collocamento della Germania [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=199&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/11/ueberwachungsschild1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-201" title="ueberwachungsschild" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/11/ueberwachungsschild1.jpg?w=300&#038;h=212" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Berlino. Enrica, non è il nome vero, ma mi propongo in questa sede, poi capirete perchè, di mantenere la mia fonte anonima, comunque dicevamo Enrica ha cambiato casa, di qualche centinaio di metri. Dalla Linienstrasse si è trasferita alla Christinienstrasse. Per sua sfortuna il &#8220;Job center&#8221;, così si chiama l&#8217;ufficio di collocamento della Germania unificata, a cui era iscritta, quello di Mitte, non copre la zona del suo nuovo domicilio. Il Job Center di riferimento per la nuova zona è quello della circoscrizione di Pankow. E fin qui tutto normale.</p>
<p>Ovviamente Enrica ha telefonato prima al vecchio Job Center, per chiedere informazioni su come doveva procedere. Al Job Center di Mitte le hanno spiegato che deve inscriversi di nuovo a quello della sua nuova circoscrizione. La conversazione con l&#8217;addetta, che chiameremo Brigitte Smith, ha avuto luogo alle 10.35 (anche l&#8217;orario è inventato).</p>
<p>Questa mattina Enrica si è presentata al Job Center di Pankow per iscriversi nuovamente. Quando è arrivata ha spiegato all&#8217;impiegata di aver telefonato prima al suo vecchio Job Center. L&#8217;impiegata si è messa a battere velocemente sulla tastiera e dopo poco ha confermato l&#8217;orario della telefonata, nome dell&#8217;impiegata con cui aveva parlato nel Job Center di Mitte, durata e contenuto della conversazione. Un prodigio di efficienza. Enrica mi ha detto: &#8220;mi sono sentita sorvegliata&#8221;.</p>
<p>In Germania, ne avrete sentito parlare, sta prendendo piede un movimento cittadino che si raccoglie attorno al Piraten Partei, il partito Pirata, figlio dell&#8217;omonimo svedese. Così come il partito dei Verdi, ai suoi albori, il Partito Pirata ha un tema centrale, che è il suo cavallo di battaglia. Questo tema è la lotta alla <em>Überwachung</em>, la sorveglianza, la raccolta, per varie ragioni, dei dati dei cittadini.</p>
<p>La <em>Überwachung </em>è un male contemporaneo, che nasce nel contesto di una società molto efficiente ed è la conseguenza perversa della trasparenza totale, una conquista di Internet che può essere molto pericolosa se applicata alla vita privata.</p>
<p>Non so se sotto l&#8217;etichetta di &#8220;Partito Pirata&#8221;, ma credo che in futuro il movimento civile che combatte la sorveglianza acquisterà sempre più piede perché quello di non essere sorvegliati è un diritto ancora da conquistare.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/199/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=199&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Scomparirrano i libri di carta nel 2020? Probabilmente no. *</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 12:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Probabilmente no, i libri di carta come li abbiamo conosciuti fino ad oggi non scompariranno entro il 2020, ma questo non vuole dire che non siamo di fronte a un cambio epocale. I vecchi libri non vanno bene per il formato digitale. Allo stesso tempo gli e-book “non sono testi stampati su uno schermo”, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=194&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-195" title="la scomparsa dei libri" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/10/la-scomparsa-dei-libri.jpg?w=300&#038;h=271" alt="la scomparsa dei libri" width="300" height="271" /></p>
<p>Probabilmente no, i libri di carta come li abbiamo conosciuti fino ad oggi non scompariranno entro il 2020, ma questo non vuole dire che non siamo di fronte a un cambio epocale. I vecchi libri non vanno bene per il formato digitale. Allo stesso tempo gli e-book “non sono testi stampati su uno schermo”, ma un nuovo tipo di letteratura, per cui saranno necessarie nuove forme narrative. A queste e altre (incerte) conclusioni, sono giunti, lo scorso finesettimana, linguisti, traduttori, editori e altri addetti al lavoro riuniti in un dibattito nel castello di Hainfeld, in Austria, in occasione della tre giorni di Letteratura Europea.</p>
<p>Lo scrittore esperto in media austriaco Rüdiger Wischenbart, incaricato di introdurre il tema ha risposto di “no” alla domanda che dava il titolo al dibattito, “Internet sostituirà i libri entro il 2020?”, però ha anche voluto precisare che probabilmente i libri digitali nel 2020 saranno qualcosa di molto diverso a quello che stiamo sperimentando oggi. “Nessuna delle grandi rivoluzioni avvenute nella comunicazione ha eliminato storicamente la presenza dei libri”, ha spiegato, “e non c’è motivo di aspettarsi che questo avvenga ora”. “La moltiplicazione delle possibilità non significa che dobbiamo aspettarci la sostituzione”, ha aggiunto.</p>
<p>“Tutte le volte che qualcosa di nuovo si presenta nel mondo della comunicazione, deve lottare per affermarsi”, ha spiegato Beat Mazenauer caporedattore di Readme.cc, il social network della letteratura europea che promuove questa serie di incontri, “per questo è necessaria la presenza di portali come Readme.cc che stanno cercando di mettere i libri on line ma in modo moderno, attraverso la creazione di una comunità sovralinguistica”. Mazenauer non ha dubbi riguardo al fatto che gli e-book amplieranno le possibilità e il mercato della narrativa, “permetteranno anzi a tutta una parte di letteratura d’avanguardia di venire fuori e crearsi la nicchia di lettori”.</p>
<p>Non tutti sono così ottimisti: Lucien Leitess, editore svizzero della casa Unionsverlag, pensa davvero che sia un privilegio potere assistere da dentro a questa rivoluzione, “che forse non ha la stessa portata del passaggio dalla cultura orale a quella scritta ma è comunque epocale”, ha assicurato. Proprio perché si tratta di un momento rivoluzionario, “ci sarà chi ci guadagna e chi ne rimane tagliato fuori”. Come editore è convinto che il suo ruolo non cambi nella sostanza: “Continueremo a occuparci di design del ‘libro’ e di visualizzazione”, magari includendo video e suono, ha assicurato.</p>
<p>Sul fatto che il libro di carta non scomparirà nel 2020 è d’accordo anche Karin Wenz, linguista austriaca, specializzata in semiotica applicata al mondo digitale, “non bisogna però aspettarsi che l’e-book sia un libro stampato su uno schermo”, ha detto. Nessuno vuole leggere i vecchi testi sul supporto elettronico secondo Wenz. “Nel 2020 i libri 2.0 saranno gia molto vecchi, bisogna aspettarsi altro ancora”, ha spiegato. “Credo però”, ha detto in conclusione Wenz, “che perché la rivoluzione possa avvenire sarà necessario iniziare a pagare per i contenuti su internet, e non credo che sia difficile, si tratta solo di creare l’abitudine”.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/194/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=194&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>El fotógrafo de los cancilleres *</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Desde Konrad Adenauer hasta Ángela Merkel todos los cancilleres de la historia de la República Federal tienen un retrato sacado por la cámara de Konrad Rufus Müller (Bonn,1940). Las imágenes íntimas de este artista precoz están expuestas en Berlín hasta el próximo 4 de octubre en la exposición The Chancellors. From Adenauer to Merkel. El [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=186&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-187" title="Mueller_Brandt" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/09/mueller_brandt.jpg?w=300&#038;h=233" alt="Mueller_Brandt" width="300" height="233" /></p>
<p style="text-align:justify;">Desde Konrad Adenauer hasta Ángela Merkel todos los cancilleres de la historia de la República Federal tienen un retrato sacado por la cámara de Konrad Rufus Müller (Bonn,1940). Las imágenes íntimas de este artista precoz están expuestas en Berlín hasta el próximo 4 de octubre en la exposición <a class="enlaceexterno" href="http://www.co-berlin.info/co-neu/joomla/index.php?option=com_content&amp;task=blogsection&amp;id=15&amp;Itemid=33#mce_temp_url#">The Chancellors. From Adenauer to Merkel</a>. El blanco y negro, <strong>las caras serias y el bajo perfil de las fotos de la muestra, chocan con los carteles electorales que siguen ocupando la ciudad dos días después de las elecciones</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Müller debió de tener algún tipo de vocación para sacar imágenes del poder. A principio de los 60, con ocasión de un viaje organizado a Roma, logró sacar una figura del Papa Juan XXIII durante la celebración de una misa. Fue su primer retrato.</p>
<p style="text-align:justify;">Estudiante de arte y pintura en Berlín tenía fascinación por las fotos del primer Canciller alemán, Konrad Adenauer, el modelo en el que Merkel dice inspirarse, el gran responsable de la <a class="enlaceexterno" href="http://es.wikipedia.org/wiki/KfW_Bankengruppe">Wiederaufbau</a>, la reconstrucción de la ciudad destruida por la segunda Guerra Mundial. <strong>Müller empezó a dibujar de manera obsesiva este rostro marcado por las arrugas y algunas manchas de la vejez</strong>. Reproducía las imágenes del anciano más grandes que al natural, en ejemplares que se hicieron famosos y que se exponen ahora en Berlin, en la <a href="http://www.co-berlin.info/co-neu/web/Aktuell/start.php">CO Gallery.</a></p>
<p style="text-align:justify;">Logró ser recibido por Adenauer en 1965, 18 meses antes de que el estadista alemán muriera. Desde entonces el joven Müller frecuentó su casa en numerosas ocasiones. <strong>Retrató sus manos, su rostro, sus gestos, pero también su habitación y el estudio de Rhöndorf</strong>, donde el ex canciller estaba componiendo sus memorias.</p>
<p style="text-align:justify;">Su trabajo excepcional con Adenauer, al que está dedicada la parte más grande de la exposición, le dio acceso también a los otros cancilleres. Fue recibido por Ludwig Ehrard y Kurt Georg Kiesinger. Pero fue Willy Brandt, padre de la socialdemocracia alemana, el primero al que pudo retratar antes, durante y después de ser canciller. <strong>Las fotos de Willy Brandt son distintas de las de Adenauer: son más cercanas</strong>. El canciller aparece siempre despeinado y con la mirada atenta. En una se ve el detalle de sus dedos que juegan con un palito de madera.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-192" title="Schröder" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/09/schroder1.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Schröder" width="225" height="300" />Helmut Schmidt, como ya se sabe, no suelta el cigarro, ni siquiera ahora que tiene 90 años y sigue escribiendo y apareciendo en televisión. Tal cual aparece en las imágenes de Müller, sólo o acompañado en una charla por Gerard Schröder. A este último, más allá de los retratos clásicos, <strong>el fotógrafo logró pillarle desde lejos apoyado en una columna del Bundeskanzleramt, riéndose con su mujer</strong> Doris Schröder Kopf.</p>
<p style="text-align:justify;">También fijó en el tiempo la agenda personal de Helmut Kohl, el canciller cristianodemócrata, que gobernó durante la caída del muro y quien introdujo a Ángela Merkel en la vida política. Kohl aparece primero sentado con Clinton y luego en un jardín con Gorbachov, sin embargo <strong>es su manera precisa de organizar la agenda lo que muestra más de él</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Destaca el retrato que sacó el pasado mes de mayo de la cancillera Ángela Merkel por ser mucho menos íntimo que los otros en los que los cancilleres aparecen con todos sus defectos estéticos. Y es que Müller, quien <strong>fuera de Alemania retrató también a Vladimir Putin y François Mitterand</strong>, nunca tomó fotos en ocasiones oficiales, sino que lo hizo en la intimidad de lo cotidiano, y quiso documentar el poder a través de los rostros más que en los encuentros de masas. Quizás tenga todavía tiempo, de enseñar al mundo el lado humano de la reelegida canciller.</p>
<p style="text-align:justify;">(este artículo ha sido publicado el 29 de septiembre 2009 por soitu.es en la url http://cort.as/5XW)</p>
<br />Posted in Español  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/186/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/186/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=186&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Piraten Partei! *</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 10:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(incollo qui un articolo sulla crescita del Piraten Partei tedesco pubblicato questa mattina su L&#8217;Unità www.unita.it) Probabilmente non ce la faranno, ma hanno tutte le buone ragioni per crederci. A una settimana dalle elezioni federali, i difensori di internet del Piraten Partei, con un’enorme campagna elettorale e la benedizione della rete, hanno superato come iscrizioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=182&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-183" title="piraten partei" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/09/piraten-partei.jpg?w=128&#038;h=128" alt="piraten partei" width="128" height="128" /></p>
<p><em>(incollo qui un articolo sulla crescita del Piraten Partei tedesco pubblicato questa mattina su L&#8217;Unità www.unita.it)</em></p>
<p>Probabilmente non ce la faranno, ma hanno tutte le buone ragioni per crederci. A una settimana dalle elezioni federali, i difensori di internet del Piraten Partei, con un’enorme campagna elettorale e la benedizione della rete, hanno superato come iscrizioni i neonazisti dell’Npd. A quota 7900 iscritti, sono diventati il settimo partito del paese, subito dietro ai Verdi. Lo sbarramento del 5% è un ostacolo ancora lontano,ma vada come vada qualsiasi governo dovrà tenere conto di questa nuova realtà.</p>
<p>Si sono fatti spazio tra i polverosi slogan di Cdu e Csu e quelli classici dell’Spd parlando la lingua delle migliaia di giovani che vivono, lavorano, mantengono rapporti e si informanosu internet. Sono riusciti in pochi mesi a dare una voce sola a quanti temono il controllo e la vendita dei dati personali, soprattutto dopo che il governo ha approvato due leggi, nominalmente contro terrorismo e pedofilia, che permettono di fatto di sorvegliare impunemente i cittadini. Si sono dati un programma che parla di open source, di comunità wireless estesa e di trasparenza delle istituzioni ma include anche temi classici di educazione e ecologia mutuati dai Verdi e dalla Linke. La scorsa settimana hanno portato in piazza 25000 persone a Berlino al grido: «Libertá, non paura!».</p>
<p>CITTADINI SORVEGLIATI.</p>
<p>La campagna elettorale del Piraten Partei si è distinta per iniziative e partecipazione, in un momento di forte apatia politica, anche per gli appoggi incrociati di altri partiti, in particolare i Verdi, Die Linke e i liberali dell’Fdp i cui membri hanno partecipato alla manifestazione di sabato scorso. «Negli anni ’70 molte persone si resero conto che la pace non era più sicura con la diffusione delle armi atomiche e che l’inquinamento stava rovinando il pianeta. Per questo nacquero movimenti pacifisti e ecologisti. Nessun partito li rappresentava», spiega Stefan Hensen alias «Stef», membrodel partito pirata in occasionedi unevento organizzato nello storico locale Maria am Ostbahnhof (tra le istallazioni e i concerti c’è anche un enorme fallo con su scritto «Silvio»). «Oggi molti cittadini si sentono costantemente sorvegliati, dallo Stato e dai privati, e vedono i loro diritti fondamentali minacciati. Nessuno parlava di questi temi e così è nato un movimento di cittadini». A contribuire alla sensibilizzazione sui diritti della rete hanno giocatoun ruolo anche gli scandali di Deutsche Bahn, Deutsche Telekom e Lidl, tra gli altri, che hanno dimostrato come per qualsiasi azienda sia diventato normale spiare i clienti. Anche lo Stato, secondo i Pirati, ha un atteggiamentoambiguo nei confronti di internet: «Molti cittadini,nonsolo giovani, usano internet normalmente, e la rete è diventata per i politici contemporaneamente un rischio o un modo per fare soldi», insiste Stef. Il Piraten Partei raccoglie 100 iscritti al giorno con età media di 29 anni, tanto che anche Merkel, alcunesettimane fa, ha dovuto fare riferimento al fenomeno. «Non possiamo non tenere presente l’esistenza del Piraten Partei», ha detto. Per il seggio in parlamento sono forse ancora troppo giovani (esistono solo dal 2007), ma la loro lotta è destinata a crescere.v</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/182/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=182&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La più grande manifestazione antiatomica degli ultimi 20 anni *</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato a Berlino 50.000 persone hanno manifestato cotro l&#8217;energia atomica e per la chiusura delle 17 centrali sparse per la Germania. Non succedeva da 20 anni. Qui sotto vi ripropongo i due articoli scritti per l&#8217;Unità sulla protesta e usciti la scorsa settimana. Marcia dei trattori a Berlino In 50mila contro centrali e depositi di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=176&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-178" title="DSCN2628" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/09/dscn26281.jpg?w=300&#038;h=225" alt="DSCN2628" width="300" height="225" /></p>
<p>Sabato a Berlino 50.000 persone hanno manifestato cotro l&#8217;energia atomica e per la chiusura delle 17 centrali sparse per la Germania. Non succedeva da 20 anni. Qui sotto vi ripropongo i due articoli scritti per l&#8217;Unità sulla protesta e usciti la scorsa settimana.</p>
<p><strong><br />
</strong><strong>Marcia dei trattori a Berlino In 50mila contro centrali e depositi di scorie nucleari</strong>, pubblicato    il 06/09/2009</p>
<p>Christian fa rotolare un bidone di latta giallo con il simbolo dei rifiuti radioattivi disegnato in cima. Sopra i vestiti ha una tuta bianca con il cappuccio. A un certo punto si ferma, appoggia il bidone su un divanetto bianco di un bar elegante della Friedrichstrasse (nel centro di Berlino), inizia a percuoterlo con la mano e grida: «Mal richtig abschalten», spegniamo una volta per tutte! Tutt’intorno a lui ci sono 50.000 persone (36.000 secondo la polizia) di diversi colori politici scese in piazza per dire «no grazie» all’energia nucleare e alla proposta di Angela Merkel di prolungare il termine di chiusura delle 17 centrali tedesche.</p>
<p>Finisce così, in grande, la marcia dei 50 trattori di Gorleben, che sono partiti una settimana fa dalla Bassa Sassonia e nel corso dei giorni sono diventati 350 fino a portare in piazza ieri decine di migliaia di persone provenienti da tutto il Paese. Un messaggio contro Angela Merkel e Guido Westerwelle leader dei liberali dell’FDP che includono nel programma elettorale una riforma della legge voluta de Gerard Schröder nel 2002 e che prevedeva la chiusura di tutte le centrali tedesche entro il 2021.</p>
<p>Dalla mattina di ieri i trattori hanno occupato tutto il viale 17 Juni fino a disporsi a semicerchio di fronte alla porta di Brandeburgo. Dalle cucine da campo servono zuppe e verdure cotte ai manifestanti che arrivano in diversi cortei da tre punti della città, con le bandiere, i vestiti e i volti dipinti a colori gialli rossi e verdi. Lungo la strada si lasciano dietro i manifesti elettorali di Angela Merkel imbrattati di colore giallo, e il suo slogan «Abbiamo la forza», sostituito da «Energia atomica? No, grazie», lo stesso usato negli anni 80.</p>
<p>Diversi politici e personaggi della cultura e dello spettacolo hanno appoggiato la protesta. Dal vicepresidente del Parlamento Wolfgang Thierse, ai leader dei Verdi Jürgen Trittin, Claudia Roth e Renate Künast, fino alla cantante Nina Hagen. I manifestanti e gli organizzatori puntano il dito contro numerosi incidenti verificatisi negli ultimi anni soprattutto nella gestione dei rifiuti nucleari e contro la difficoltà (o l’impossibilità) di trovare un «sito definitivo» per le scorie. Allo stesso tempo, e sulla base di un nuovo rapporto di Greenpeace, accusano il Governo di aver mentito riguardo alle sovvenzioni ai gestori del nucleare. Secondo la ong ambientalista, 165 miliardi di euro dei contribuenti sarebbero andati negli ultimi decenni direttamente alla lobby atomica.</p>
<p>«Smettere di produrre rifiuti subito è la condizione necessaria per ricominciare», guarda dritto negli occhi Christian e alza la voce, «poi parleremo del resto, e del deposito definitivo, ma bisogna che la gente apra gli occhi e capisca che i siti attuali sono bombe a orologeria».</p>
<p><strong>«Mai più nucleare» Su Berlino la lunga marcia dei trattori</strong>, pubblicato il    04/09/2009</p>
<p>È iniziata così: lo scorso sabato a Gorleben, un Paese di 580 anime nel nord della Germania, circa un migliaio di attivisti si sono riuniti per salutare e augurare buona fortuna a una cinquantina di trattori dipinti con colori giallo rosso e verdi che davano inizio a una lunga marcia di protesta contro l’energia nucleare. Una protesta d’altri tempi, con musica, sole e cucine da campo per dare il benvenuto ad ogni tappa ai nuovi manifestanti. Destinazione finale: Berlino, dove domani tanti trattori si raduneranno alle 15 alla porta di Brandeburgo per chiedere la chiusura del deposito di rifiuti nucleari di Gorleben e l’abbandono definitivo dell’energia atomica in Germania.</p>
<p>I manifesti raffiguranti un trattore colorato che passa di fronte alla sagoma della porta di Brandeburgo tappezzano da tempo la città. Difficile stimare ora quanti saranno i partecipanti alla fase finale della Anti-Atom-Treck (così si chiama), ma giovedì mattina il numero di trattori raccolti, secondo informazioni degli organizzatori, era già di 200.</p>
<p>Il fronte antinucleare ha ricevuto impeto negli ultimi mesi da alcune accuse che si riferiscono a fatti del 1982. Secondo un’inchiesta realizzata dal quotidiano Frankfuhrter Rundschau infatti l’allora governo cristiano democratico di Helmut Kohl avrebbe fatto pressione perché scienziati ed esperti «addolcissero» le loro valutazioni sul futuro del deposito di rifiuti nucleari di Gorleben. Questi infatti avrebbero espresso in più occasioni serie preoccupazioni sul fatto che la cava salina sotto il territorio della piccola comunità non fosse sufficientemente impermeabile per escludere le perdite di scorie radioattive.</p>
<p>Poco prima, lo scorso anno era stato reso pubblico il caso di un altro deposito di rifiuti a rischio, quello di Asse, un piccolo rilievo nella Bassa Sassonia, nel cuore di una montagna di sale, considerato deposito «sicuro» per 126.000 contenitori. Dodici anni fa una piccola vena d’acqua contaminata ha iniziato a sgorgare dall’estremità di uno dei tunnel che conduce al deposito, segnalando la corrosione dei barili di spazzatura nucleare. Il deposito deve ora essere chiuso e i contenitori spostati con conseguenze di costi e impatto ambientale inimmaginabili. Gli abitanti di Gorleben e degli altri paesi interessati non accettano di fare la stessa fine di Asse.</p>
<p>Il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ministro federale dell’ambiente originario della Bassa Sassonia accusa i cristianodemocratici, «Gorleben è morto come deposito finale. Responsabile di questa situazione è la Cdu (il partito di Angela Merkel)». Il problema è l’individuazione di un sito definitivo, che non si trova, perché probabilmente non esiste.</p>
<p>Nel 2002 il Governo di Gerard Schröder con l’appoggio dei Verdi aveva approvato la chiusura delle 17 centrali nucleari tedesche entro il 2021. Ora Angela Merkel se dovesse riuscire a formare la coalizione solo con i liberali dell’FDP (dopo le elezioni del 27 settembre), ha assicurato che prolungherà a data da destinarsi il termine di chiusura. Le elezioni alle porte, e la sconfitta di Merkel ai comizi locali in tre land lo scorso fine settimana, investono la manifestazione di domani di un’ulteriore importanza.</p>
<p>In gioco ci sono vite umane: nel dicembre 2007 lo studio tedesco Kikk, finanziato da fondi federali e commissionato dall’Ufficio federale per la Protezione dalle Radiazioni ha dimostrato per la prima volta che più si abita nelle vicinanze di una centrale nucleare più aumenta il rischio di leucemia infantile. Succede in Germania intorno alle 17 centrali ancora aperte.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/176/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=176&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ecco perché lascio l&#8217;Italia *</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 15:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Laura]]></category>

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		<description><![CDATA[(Visto che d&#8217;estate va di moda il riciclo di articoli, e visto che me lo hanno richiesto, vi ripropongo qui sotto l&#8217;articolo uscito sull&#8217;Internazionale il giorno che sono atterrata a Berlino, per rimanere, il 19 settembre 2008) L’ho pensato per la prima volta quella notte in cui il Senato si é trasformato in un circo. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=162&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Visto che d&#8217;estate va di moda il riciclo di articoli, e visto che me lo hanno richiesto, vi ripropongo qui sotto l&#8217;articolo uscito sull&#8217;Internazionale il giorno che sono atterrata a Berlino, per rimanere, il 19 settembre 2008)</em></p>
<p>L’ho pensato per la prima volta quella notte in cui il Senato si é trasformato in un circo. Seguivo in video il voto di fiducia al governo Prodi per scrivere l’articolo che sarebbe uscito la mattina dopo.</p>
<p>Mi chiedevo se fosse meglio scrivere un testo freddo, tipo agenzia, o  trattenermi nei dettagli dello svenimento dell’onorevole Nuccio Cusumano, di Clemente Mastella che leggeva una poesia invece di fornire spiegazioni e di quel poco conosciuto Nino Strano che mangiava la mortadella. Ho sentito una reazione fisica, un nodo allo stomaco, e un senso di inadeguatezza che mi ha fatto pensare: “Me ne vado dall’Italia”. Non lo credevo veramente. Da piú di due anni ormai lavoravo come corrispondente free-lance dall’Italia per il quotidiano spagnolo El Pais. Un lavoro che mi piaceva moltissimo, mi dava enormi soddisfazioni e abbastanza soldi per vivere dignitosamente. Tre fattori che sono un lusso in Italia per una donna di 25 anni.</p>
<p>A marzo, in vista di nuove elezioni e un nuovo Berlusconi, non ero l’unica tra gli amici a dire: “Se vince di nuovo, me ne vado”. Non era nemmeno per Berlusconi. Era sfiducia di fronte al mio paese che si rifiutava di crescere e riproponeva costantemente il proprio passato. Mentre i suoi cittadini hanno bisogno di futuro. Il mio collega di Miguél Mora era stato trasferito da Lisbona a Roma. Era arrivato da poco quando si trattò di organizzare la copertura della campagna elettorale. Da Milano, mi trasferii a Roma per definire con lui la strategia. Lui era un’esplosione di energia, aveva mille idee al minuto su cose di cui parlare, interviste da fare, persone da incontrare…   Trasformammo la sua casa in una redazione e da lì ci sforzammo di mettere a fuoco i temi che ritenevamo importanti e che la campagna elettorale trascurava.</p>
<p>Miguél scriveva a 100 all’ora, fumava una sigaretta dietro l’altra, il suo testo era sempre il doppio del necessario, lo tagliava, scriveva, cancellava, riscriveva. Si fermava solo per soffiare la cenere dalla tastiera. Io, al contrario, funzionavo per inerzia. Non smettevo di chiedermi “perché?”, mentre il trucco è esattamente non farlo. Bisogna scrivere di ciò che si vede, delle persone con cui si parla, dei dati, dei fatti. Arrovellarsi e cercare di capire è da vecchi. Ogni tanto Miguél si girava, guardava il mio documento di word mezzo bianco e mi diceva: “Scrivi, Laura!”. Intanto ascoltavamo Berlusconi alla televisione che si riferiva alle donne del Pdl, “molto più belle di quelle del Pd, e superlaureate”. Decidemmo di scrivere un articolo sul fatto che la campagna elettorale aveva assunto toni maschilisti. Non immaginavo di trovarmi di fronte a certi numeri.</p>
<p>In Italia, una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, denuncia di avere subito violenza tra le mura domestiche. In casa, e non nel campo rom. In casa, e non per strada per mano di un immigrato. Nella sua casa e per opera di suo marito italiano. Nonostante ciò, nella campagna elettorale il tema violenza di genere non è mai stato sfiorato. Parlai al telefono, tra le altre, con Flavia Perina, direttrice del Secolo d’Italia, una donna di destra, che condivideva la nostra preoccupazione e mi segnalava, giustamente, che anche nel Pd si sottovalutava il tema. Si è parlato di violenze e quando un immigrato violenta una donna non esitiamo a condannarlo. Ma tacitamente acconsentiamo (perché non ci opponiamo e perché i partiti non lo considerano tra le priorità) che gli uomini italiani usino violenza sulle loro donne, dentro le proprie case. Quasi come dire, “le nostre donne possiamo maltrattarle solo noi”. Non è forse un’emergenza molto più grande di quella falsa dei rom? Mi chiedevo.</p>
<p>E intanto i giornali si limitavano a far eco alle parole di Gianni Alemanno che dal palco di fronte all’arco Traiano, per la chiusura della campagna di Silvio Berlusconi gridava: “Ripuliremo Roma da tutti gli immigrati!”, e Miguél con il blocchetto degli appunti in mano mi guardò sgranando gli occhi e mi chiese :“¿Yo también?”. No, tu no Miguél, solo i poveri, i “clandestini”. Lo ripetevo anche a lui, in quei giorni frenetici, “se vince Berlusconi me ne vado”, scherzavo. Lui rideva. Superate le elezioni, ancora testardamente cercavo di capire.</p>
<p>Mi sentivo a disagio, di fronte alla tv e ai giornali che iniziavano dicendo, “un rom ha aggredito…”, o, “un immigrato clandestino ha ucciso…”. Ma non sono persone, prima di essere rom o clandestini? Con che diritto i giornalisti li citano e quindi giudicano prima per la provenienza, come se il crimine fosse qualcosa scritto nel loro codice genetico? Mi chiedevo. Mi sentivo a disagio, al supermercato, nel tram. In palestra, una mattina una ragazza della mia età, correndo su tapis roulant, diceva all’istruttore: “Io i rom li ucciderei tutti, perchè ho paura quando torno a casa dal lavoro, in corso Genova”. In corso Genova, nel centro di Milano? Paura? Dei rom? Non capivo. Ne ho parlato per un articolo con Gad Lerner, che mi ha dato una chiave di lettura diversa per questi fatti di intolleranza : “È il senso di inadeguatezza delle persone poco istruite di fronte alla globalizzazione”, mi ha spiegato. Il mio paese purtroppo si è ritrovato e riunito intorno a questo senso di inadeguatezza.</p>
<p>Ho scritto un ennesimo articolo sui diritti calpestati dei gay (ma anche delle copie di fatto in generale), e ho parlato della mia idea di andarmene con due giovani colleghi, Gustav Hofer e Cesare Ragazzi, autori del documentario “Improvvisamente, l’inverno scorso”, sull’escalation dei mezzi d&#8217;informazione contro la timida proposta di legge sulle coppie di fatto (ancora nel Governo Prodi). Anche loro, come me, hanno pensato di lasciare Roma e andare in un paese che riconosce i loro diritti di coppia omosessuale.</p>
<p>Non me ne vado per fare un’esperienza, me ne vado per costruire il mio futuro da un’altra parte perché quello che mi si prospetta in Italia mi fa paura. Qui a Berlino divido uno studio in un edificio ani ’20 che si affaccia su Rosa Luxemburg Platz con Sergio Correa, corrispondente di BBC Mundo, un giornalista scappato dal Cile di Pinochet. Anche se non mi sono ancora trasferita del tutto (per esempio non sono ancora riuscita  a recidere il mio contratto con la Telecom), mi sento più leggera e la mia testa si occupa di altre cose. Inizio tutto da zero. Mi sono liberata di tutti i “perché?” che mi impedivano di guardare. Scrivo di quello che vedo e chiedo ai miei intervistati di ripetere tre volte la frase più lentamente, perché il tedesco non lo parlo ancora bene. Sto anche pensando che forse mi piacerebbe avere un bambino, in Italia non avrei potuto permettermelo.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/162/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=162&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Male senza confini *</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 12:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[infibulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qui sotto un mio articolo pubblicato alcuni giorni fa da L&#8217;Unità (unita.it), sull&#8217;infibulazione in Europa. Circa 4000 ragazzine in Germania sono considerate dalle autorità e dalle ong competenti a rischio di infibulazione, una pratica a cui vengono sottoposte spesso nel corso di viaggi nei propri paesi d’origine. Nonostante ciò un tribunale ha emesso questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=157&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-158" title="excisionfr" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/07/excisionfr.jpg?w=214&#038;h=300" alt="excisionfr" width="214" height="300" />Riporto qui sotto un mio articolo pubblicato alcuni giorni fa da L&#8217;Unità (unita.it), sull&#8217;infibulazione in Europa.</em></p>
<p>Circa 4000 ragazzine in Germania sono considerate dalle autorità e dalle ong competenti a rischio di infibulazione, una pratica a cui vengono sottoposte spesso nel corso di viaggi nei propri paesi d’origine. Nonostante ciò un tribunale ha emesso questa settimana una sentenza che permette a una famiglia etiope residente in Germania, di mandare la propria figlia in viaggio in Etiopia. Il caso ha diviso l’opinione pubblica e le organizzazioni dei diritti umani.</p>
<p>“Abbiamo cercato di determinare se sussiste il rischio di mutilazione genitale per la ragazzina di 10 anni di Baden”, ha spiegato il giudice Klaus Bohem, “il Tribunale è giunto alla conclusione che non c’è alcuna minaccia di lesioni a danno della minore”. Con queste parole si sono chiusi martedì, mesi di processo in cui si scontravano l’associazione Task Force fgm (“per la protezione effettiva dalla mutilazione genitale”) e una famiglia etiope di Bad Säckingen (al confine con la Svizzera).</p>
<p>In agosto la figlia di 10 anni avrebbe dovuto viaggiare a Adis Abeba per visitare i nonni. L’associazione Task Force fgm aveva denunciato che la bambina sarebbe stata a rischio di infibulazione se mandata al proprio paese, e il caso era arrivato di fronte al tribunale locale che lo scorso mese di novembre aveva negato alla famiglia il diritto far viaggiare la figlia.</p>
<p>Questa sentenza teneva conto del fatto che gran parte delle bambine  di alcuni paesi africani sono vittime di questa pratica di origini tribali: in Sudan il 90%, in Eritrea l’89%, in Etiopia il 74%, secondo dati dell’Unicef. Spesso genitori legati a queste tradizioni ma residenti in Europa non rinunciano a infliggere la pratica alle figlie e secondo gli esperti si servono di soggiorni nel paese d’origine o di infibulatori clandestini.</p>
<p>Con l’appoggio di alcune organizzazioni dei diritti umani (che difendono le minoranze dai pregiudizi), la famiglia ha però presentato ricorso contro la sentenza, e ha dimostrato che impedire il viaggio sarebbe stata una discriminazione razziale. Un inviato del Tribunale d’appello di Karlsruhe ha infatti documentato che si tratta di genitori, “moderni, colti e simpatici”, lui colonnello in pensione e lei insegnante.</p>
<p>I genitori si erano sempre opposti a sottomettere la figlia a controlli medici prima e dopo il viaggio. Ciononostante il tribunale ha tenuto conto del fatto che, dati alla mano, nelle città il rischio è minore e in particolare ad Adis Abeba, dal 2000 al 2005 la percentuale di vittime dell’infibulazione era scesa dal 52 al 38%.</p>
<p>Questo processo ha portato alla luce una realtà sconcertante e muta. “Nel 2005 l’Unicef ha chiesto ai ginecologi tedeschi se fossero a conoscenza di pratiche illegali di mutilazione dei genitali effettuate in Germania e il 10% ha risposto di si”, spiega Franziska Gruber dell’associazione Terre des Femmes.</p>
<p>Attualmente in Germania ci sono 24.566 donne che hanno subito questa mutilazione, in particolare provenienti da Egitto ed Etiopia. “Si crede inoltre che circa 4.000 ragazzine siano a rischio per il fatto di avere parenti vicine che sono state infibulate”, spiega Gruber, “sono però dati ufficiali, crediamo che nella realtà il numero sia molto più alto”.</p>
<p>Un ginecologo egiziano è stato denunciato nel 1999 in Germania per essersi offerto di praticare l’infibulazione per un prezzo di 610 euro. Il medico non sapeva che il presunto padre interessato che era arrivato al suo studio era in realtà un reporter della televisione ARD, con telecamera nascosta. L’imputato fu però prosciolto dall’accusa per insufficienza di prove.</p>
<p>“In Germania non si è mai arrivati a un processo contro un’imputato accusato di aver praticato l’infibulazione, per mancanza di fatti”, spiega Gruber. Allo stesso modo, in paesi come Italia, Spagna, Danimarca, Norvegia che hanno leggi specifiche in materia, i processi sono rari se non completamente assenti. “Per quanto riguarda la persecuzione di questi reati”, spiega Ines Laufer fondatrice di Task Force fgm, “la Francia è l’unico paese in Europa che fa valere le leggi vigenti e ha condannato un certo numero di responsabili”. Per quanto riguarda la prevenzione invece, “tutt i paesi europei sono messi male: da nessuna parte le ragazzine vengono protette in modo concreto”, spiega Laufer.</p>
<p>In Austria, la “Afrikanische Frauenorganization in Wien” (Organizzazione africana di donne di Vienna) ha condotto nel 2000 un sondaggio tra 250 immigrati (130 donne e 120 uomini) originari di paesi in cui si pratica l’infibulazione. Un terzo degli intervistati ha ammesso di aver fatto mutilare la propria figlia. Le vittime sarebbero state 88 ragazzine (35%) delle 250 figlie di famigli intervistate. L’89% erano state sottoposte a questa pratica nel paese d’origine, ma l’11% in Europa (1% in Austria e 10% in Germania).</p>
<p>Secondo l’associazione tedesca Task Force fgm le ragazzine originarie di paesi in cui è viva questa tradizione dovrebbero sottoporsi ogni tre anni a visite mediche, in un programma che l’associazione definisce “preventivo”.</p>
<p>Altre organizzazioni che combattono contro questa brutale tradizione, si dicono contrarie ad effettuare controlli su determinate famiglie, come nel caso della famiglia di Bad Säckingen, “non vogliamo stigmatizzare determinate etnie”, ha detto Hiedi Bessas, attivista dell’organizzazione Forward. “Queste famiglie verrebbero ingiustamente sospettate in pubblico”, ha aggiunto.</p>
<p>L’Italia figura tra i Paesi europei con il più alto numero di donne infibulate: secondo gli ultimi dati Istat, si contano 67.988 donne provenienti da Paesi a tradizione escissoria e, quindi, potenzialmente a rischio. Di queste, circa 40.000 hanno già subito l&#8217;infibulazione e ogni anno seimila bambine tra i 4 e i 12 anni rischiano di essere sottoposte a questa pratica illegale. Nel 2006 è stata approvata una legge che punisce duramente le mutilazioni genitali femminili, ma di fatto il tema resta nell’ombra.</p>
<p>Indipendentemente da dove lo si osservi, il verdetto del tribunale d’appello tedesco fa emergere una realtà triste: da una parte una famiglia innocente è stata accusata e trascinata in tribunale con l’unica colpa di avere origini etiopi. Dall’altra il verdetto renderà più facile probabilmente i viaggi a scopo d’infibulazione. Un’altra volta l’informazione, il dialogo e l’educazione sembrano essere le sole speranze la dove la Giustizia non può arrivare.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/157/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=157&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La situazione in Italia è raccapricciante&#8221; parola di Günter Grass, nel carcere di Tegel *</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 20:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Günter Grass]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, nel carcere di Tegel, Günter Grass ha letto parte della sua opera per i detenuti. A incontrarlo per strada, Grass appare anziano e stanco. Ho sempre avuto l&#8217;impressione che fosse burbero e insofferente. Non l&#8217;avevo mai visto leggere. L&#8217;associazione Helmut Ziegener organizza periodicamente delle attività per i carcerati a Tegel, perchè non perdano il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=148&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.hindu.com/2005/01/27/images/2005012702601201.jpg" alt="" width="351" height="293" /></p>
<p>Oggi, nel carcere di Tegel, Günter Grass ha letto parte della sua opera per i detenuti.</p>
<p>A incontrarlo per strada, Grass appare anziano e stanco. Ho sempre avuto l&#8217;impressione che fosse burbero e insofferente. Non l&#8217;avevo mai visto leggere.</p>
<p>L&#8217;associazione Helmut Ziegener organizza periodicamente delle attività per i carcerati a Tegel, perchè non perdano il contatto con l&#8217;arte e la letteratura durante il periodo di reclusione e con l&#8217;idea che uno stimolo intellettuale possa favorire il reinserimento nella società. Le letture vengono fatte nella cappella del carcere, un posto accogliente e luminoso, aldilà di quanto uno possa immaginare.</p>
<p>Grass stava inizialmente seduto quasi rannicchiato sulla prima panca della chiesa di fronte all&#8217;altare, mentre si susseguivano tre presentatori che ne tessevano le lodi.</p>
<p>Quando è stato il suo turno è salito sul palco-altare, ha sistemato il microfono, si è tolto a giacca e l&#8217;ha appesa a un&#8217;urna cineraria (facendo scattare la prima risata), ha spalancato gli occhi e dai baffi ha fatto uscire un sorriso. Si è rivolto al pubblico composto da carcerati, volontari, alcuni invitati e giornalisti, alla rinfusa sulle panche della chiesa, ricordando l&#8217;immagine iniziale del romanzo Berlin Alexander Platz di Alfred Döblin, in cui Franz Biberkopf esce giusto dalla cencellata di questo carcere. &#8220;A lui dovremmo intitolare questo circolo letterario&#8221;, ha detto.</p>
<p>Ha iniziato leggendo un lungo brano tratto da &#8220;Sbucciando la Cipolla&#8221;, la sua ultima opera autobiografica.</p>
<p>Poi ha preso un libro con i suoi acquarelli. Ha raccontato che spesso quando dipinge si ispira e deve abbandonare l&#8217;acquarello per scrivere la piccola poesia o scena che gli è venuta in mente. Da questa abitudine che si è consolidata negli anni è nato un genere che ha definito &#8220;Aqvadicht&#8221;, in un misto di aquarello e poesia (dicht, in tedesco). Leggeva interpretando le sue parole, inarcando le soppracciglia e spalancando le braccia. Sorrideva ogni volta prima della battuta finale che avrebbe fatto scattare la risata e l&#8217;applauso dei carcerati. Si divertiva, o almeno così sembrava.</p>
<p>Al termine della lettura c&#8217;è stato un dibattito molto lungo. Un carcerato ha aperto chiedendo &#8220;Com&#8217;è stata la sua esperienza da prigioniero?&#8221;, e Grass ha risposto, raccontando il carcere da prigioniero di guerra. Un altro carcerato ha chiesto, &#8220;Come ha vissuto il terzo Reich, la guerra mondiale, la caduta di Hitler, la costruzione del muro e la caduta&#8230;fino ad oggi?&#8221;, il pubblico è scoppiato a ridere, ma Grass ha risposto ( non a tutto) e aprendo una parentesi per ricordare la sua fondazione in difesa dei rom, il popolo più perseguitato d&#8217;Europa.</p>
<p>Qualcun&#8217;altro ha chiesto di Danzica, la sua città natale. Altri hanno voluto sapere come scriveva e concepiva le storie. &#8220;Per scrivere è necessario fare esperienze nella vita vera&#8221;, ha spiegato, &#8220;non è sufficente andare all&#8217;università di lettere, studiare linguistica e grammatica. La letteratura non viene da sola dalla letteratura. Bisogna vivere&#8221;. Qualcuno ha poi chiesto se non avesse mai pensato di ambientare un romanzo nel carcere di Tegel, &#8220;uff.. dovrei commettere un crimine allora per provare l&#8217;esperienza di stare qua dentro&#8221;.</p>
<p>&#8220;Scrivere assomiglia a costruire una casa, che realizzi fino al tetto, ma una volta arrivato al tetto le manca ancora qualcosa per essere stabile, potrebbe cadere da un momento all&#8217;altro&#8221;, ha spiegato. In questa fase subentra anche il ruolo di un lettore esterno, che nel suo caso è la moglie.</p>
<p>Alla fine del dibattito, Grass si è seduto sull&#8217;altare e ha firmato gli autografi a chi si metteva in fila. Mentre carcerati, ospiti e secondini si abbuffavano a un banchetto preparato in fondo alla chiesa.</p>
<p>Io mi sono avvicinata per faregli i complimenti per la lettura. Mi ha chiesto di dov&#8217;ero e ha detto che sarà a Milano tra pochi giorni. Ho chiesto come vede la situazione in italia e ha risposto &#8220;grauenhaft&#8221;, raccapricciante. &#8220;Amo l&#8217;Italia e gli italiani, ma ancora mi chiedo come abbiano potuto eleggerlo due volte&#8221;.</p>
<p>I carcerati, la chiesa, Gü<em></em>nter Grass, l&#8217;altare, il banchetto coi panini, la prigione di Tegel, i secondini. Camminavo verso casa cercando di mettere in ordine le idee:  un bel pomeriggio berlinese.</p>
<br />Posted in Italiano  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/148/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=148&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Laura Lucchini</media:title>
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		<title>Si la pobreza afecta también a Alemania *</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Español]]></category>
		<category><![CDATA[Alemania]]></category>
		<category><![CDATA[Pobreza]]></category>

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		<description><![CDATA[Veinte años después de la caída del muro, Alemania parece condenada a seguir dividida. Esta vez, en tres partes. Es lo que se aprende de un estudio acerca de la pobreza publicado a finales de mayo, que destaca algunas evidencias alarmantes: mientras el sur del país es el verdadero motor económico de Europa, en el [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=143&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-144" title="armut_in_deutschland" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/07/armut_in_deutschland.jpg?w=300&#038;h=216" alt="armut_in_deutschland" width="300" height="216" /></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Veinte  años después de la caída del muro, Alemania parece condenada a seguir  dividida. Esta vez, en tres partes. Es lo que se aprende de un estudio  acerca de la pobreza publicado a finales de mayo, que destaca algunas  evidencias alarmantes: mientras el sur del país es el verdadero motor  económico de Europa, en el este y en el noroeste hay ciudades en las  que la pobreza alcanza el 27% de la población. Tres millones de niños  viven en la indigencia y tienen escasas posibilidades de salir de su  condición. La situación podría empeorar tras los efectos de las crisis.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">En la mayoría  de los casos pobreza en Alemania no significa “hambre”. Según una  definición de la Unión Europea es pobre quién gana menos del 60%  del sueldo promedio de su estado. En concreto, en este país este porcentaje  corresponde a unos 1.066 USD para los solteros y 2.240 USD para las  parejas con un hijo. Según explicó Ulrich Schneider,  director de la asociación <em>Der Paritaetische</em>, que realizó el  estudio <em>El atlas de la pobreza</em>,  “pobreza en Alemania  significa ganar tan poco como para no poderse permitir participar en  la sociedad actual, con la marginación consecuente”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Debido a razones  históricas, se suele considerar rico e industrializado el oeste del  país y pobre el este. De hecho, con la reunificación en 1989, muchas  de las empresas que dependían del Gobierno comunista en la parte oriental,  “cerraron al resultar poco competitivas con las occidentales”, explica  Schneider. Los que habían trabajado en estas empresas perdieron el  trabajo y muchos emigraron en las grandes ciudades. Sin embargo, según  los datos recopilados en el informe, esta simplificación ya no refleja  la realidad de la nación. Ahora se pueden individuar tres zonas que  proceden a velocidades distintas: suroeste, noroeste y este.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Mientras el  promedio de la pobreza en todo el país es de 14,3%, en el estado de  Baden Württemberg (suroeste) el índice es del 7,4 por ciento. Más  de la mitad de las firmas del índice de acciones principales DAX alemán  tienen su sede en esta zona aunque poco más de un tercio de la población  vive allí. En regiones como la Baja Sajonia, Hamburgo y Westfalia,  que se sitúan en el noroeste, la pobreza es doble y se sitúa alrededor  del 14,6%. En Mecklemburgo-Pomerania occidental, el estado natal de  la cancillera Angela Merkel, la tasa de indigencia llega al 27%. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Los datos se  refieren a 2007, es decir ante de la peor recesión que el país conoció  después de la segunda Guerra Mundial. Los expertos señalan que la  brecha entre ricos y pobres podría aumentar en los próximos años.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">“En Alemania  el Estado se hace cargo de los pobres, pero para el mínimo indispensable”,  según Schneider. Es decir que no salva estas personas de su condición.  A menudo, quien vive con el subsidio de <em>Hartz IV </em> (así se llama la contribución de desempleo, que cambia según la situación  pero es de alrededor 480 USD, más el seguro médico) está estigmatizado.  Además, según el director de <em>Der Paritaetische</em> los hijos de  familias indigentes  tienen dificultades para salir de su condición,  “es necesario invertir más en la educación ya que es la mejor arma  en contra de la pobreza”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">De hecho, según  el estudio, los más jóvenes son los que se ven más afectados. Tres  millones de niños crecen en condiciones de necesidad, y sólo en la  capital, Berlín, el 36% de los menores vive en familias pobres.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Según Wolfgang  Büscher de la asociación Die Arche, de ayuda para niños, la pobreza  en Alemania no es sólo real sino también emocional. Esto significa  que “muchos padres no se cuidan, no se levantan por la mañana o son  alcohólicos, y así mismo no cuidan a sus niños, no le pasan algún  tipo de dinero o también directamente no le dan de comer”. Los niños  que crecen en estas condiciones, tienen dificultad para concentrarse  en la escuela y no desarrollan sus capacidades. “No tienen posibilidades  de éxito”, explica, “de 1000 chicos que acuden a nuestras estructuras  sólo uno consigue el diploma de secundario”.  Según Büscher  es necesario invertir en la educación y que las escuelas tengan más  dinero para poder ayudar y también proporcionar comida.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Con las elecciones  en septiembre, hay que esperarse que los temas sociales dicten la agenda  política de los partidos. Así como el sueldo mínimo, que diversamente  de otros países de la Unión Europea, en Alemania no está fijado por  ley. </span></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">*<em>Este artículo es una anticipación de una nota que saldrá en el diario La Nación</em><br />
</span></p>
<br />Posted in Español  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lauralucchini.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lauralucchini.wordpress.com/143/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lauralucchini.wordpress.com&amp;blog=7045569&amp;post=143&amp;subd=lauralucchini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Riscrivere la storia *</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 14:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauralucchini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-137" title="Benno" src="http://lauralucchini.files.wordpress.com/2009/06/benno.jpg?w=300&#038;h=193" alt="Benno" width="300" height="193" /></p>
<p>Il 2 giugno del 1967 durante la dimostrazione  contro la visita a Berlino ovest dello scià di Persia rimase ucciso Benno Ohensorg sotto i colpi della pistola di un poliziotto della Repubblica Federale, Karl-Heinz Kurras. “Cosa deve succedere ancora per passare finalmente all’azione radicale?”, disse Rudi Dutschke, leader del movimento studentesco.</p>
<p>Si è soliti far risalire a questo episodio la svolta nella contestazione giovanile che da pacifica passò ad essere violenta fino alla lotta armata con  con la nascita della RAF la cui attività terrorizzò per anni il paese.</p>
<p>Secondo alcuni la storia va ora riscritta. Due settimane fa infatti la fondazione Birthler Behorde, che gestisce i documenti salvati dell&#8217;archivio della Stasi, la polizia segreta della Germania est, ha rivelato dell&#8217;esistenza di un fascicolo riguardante Kurras. Il poliziotto responsabile dell&#8217;omicidio che scatenò il &#8217;68 in Germania era un collaboratore della polizia segreta.</p>
<p>Questa storia è troppo complicata per poter dire, come ha fatto Il Giornale in Italia (per altro l&#8217;unico che si è occupato della questione), &#8220;Toh, anche la Stasi dietro al &#8217;68&#8243;.</p>
<p>Prima di tutto di Karl Heinz Kurras, che è comunque scampato a due processi e che oggi ha 81 anni e vive tranquillo a Berlino, è sempre stato un fanatico collezionista d&#8217;armi e invasato di trame segrete. Nello stesso fascicolo in cui si prova la sua collaborazione con la Stasi, si descrive  nel dettaglio (secondo quanto trapelato alla stampa tedesca) il suo ruolo di spia in uno dei momenti più tesi della guerra fredda, quando la Terza Guerra Mondiale sembró essere a un passo. Carriarmati statunitensi e sovietici si guardavano a pochi metri di distanza in Check Point Charlie, però i sovietici  avevano un vantaggio: Kurras, che infiltrato tra gli americani forniva dettagli sulla dislocazione dei soldati occidentali.</p>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia. Dai volumi che dettagliano l&#8217;attività di Kurras non è emerso se l&#8217;omicidio fosse stato ordinato esplicitamente dalla Stasi o fosse opera della libera iniziativa di un invasato.</p>
<p>Che i leader del movimento studentesco del &#8217;68 temessero la Stasi non è alcuna sorpresa. Fu proprio Rudi Dutschke, in una lettera a sua moglie, ad annunciare un imminente attentato contro di lui, e la avvertiva dicendo che sarebbe stato molto più probabile che i mandanti fossero della Stasi. (la lettera è stata pubblicata dalla Berliner Zeitung il giorno dopo le rivelazioni su Kurras)</p>
<p>Il fatto è che la storia non è  bianca e nera come la si è rappresentata fino ad ora con film Baader Meinhof Komplex. Qualcosa è saltato nel meccanismo causa-effetto e ha messo tutto il paese ora di fronte ad un nuovo dilemma. Come digerire tutto ciò?</p>
<p>La stampa, a partire dal sensazionalista Bild che pare aver trovato pane per i suoi denti, scava ora nella vita di Kurras e nelle sue attività come spia, per capire quanto importante era il suo ruolo.</p>
<p>Però c&#8217;è un problema molto più grande e complesso che a mio parere ha anche a che vedere con la memoria di questi eventi. Visitando il carcere di Hohenschönhausen e l&#8217;antico archivio della Stasi a Lichtemberg continuavo a chiedermi se si potesse davvero parlare di memoria. Io ne dubito.</p>
<p>Prima di tutto la fondazione che gestisce l&#8217;archivio della Stasi é abbastanza impenetrabile. Per ottenere informazioni per qualsiasi indagine giornalistica l&#8217;attesa puó essere di oltre un anno e la ricerca dipende da una selezione dei funzionari.</p>
<p>La documentazione disponibile è per il momento pesantemente parziale: la maggior parte dei documenti sono andati distrutti, e fino alla loro ricostruzione (vedi post i documenti distrutti della stasi) sarà difficile anche interpretare molti degli altri, perchè per ogni documento sono necessari altri due ad esso collegati per poter decifrare l&#8217;informazione.</p>
<p>La settimana scorsa il partito liberale FDP ha chiesto che si aprissero indagini su tutti i politici dal 1949 a oggi per rendere pubblici i loro rapporti con la Stasi. La proposta è stata subito rifiutata da SPD, i socialisti, e CDU, i cristianodemocratici. &#8220;Ci sono molte barriere contro la ricerca delle attività della Stasi&#8221;, ha detto Knabe, direttore del carcere di Hoenschönhausen, che ora è un monumento della memoria, &#8220;l&#8217;establishment politico attuale non si vuole confrontare con il proprio passato&#8221;</p>
<p>Senza contare che le &#8220;rivelazioni&#8221; non arrivano mai a caso. Questa volta è stato a fine maggio, alla vigilia di un primo appuntamento elettorale. E c&#8217;è da aspettarsi che con le elezioni alla porte ne arrivino altre.</p>
<p>Affondo da mesi le mani in questi temi e ho la sensazione che ci sia un controllo molto calibrato su quello che esce dall&#8217;archivio della Stasi. Perchè arriviamo a sapere che Kurras era un informatore della Stasi con toni sensazionalisti mentre non è mai stata permessa la pubblicazione dell informuzioni riguardanti Helmut Kohl? E che dire poi del fascicolo sul Papa?</p>
<p>È vero. La storia va riscritta. La storia si sta riscrivendo in questi mesi. Ma chi controlla questa riscrittura?</p>
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