Un computer ricostruisce i documenti distrutti dalla STASI

16 April 2009

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Un impiegato colloca su una cintura meccanica diversi frammenti di carta, facendo attenzione a che gli angoli siano ben stesi. Ogni foglietto entra in una specie di grande scanner e inizia ad apparire sullo schermo. Una volta entrati tutti i pezzi, un software inizia ad assemblarli come tasselli di un puzzle. Poco dopo, compaiono sullo schermo le immagini di fogli A-4, alcuni scritti a macchina, altri a mano, e datati fino all’ottobre del 1989, non oltre. Sono i documenti che furono distrutti dal Ministerium für Staatsichereit, la Stasi, alla vigilia della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre dell’89. Nel 2010, il loro contenuto sarà interamente fruibile grazie a un computer che è stato in grado di ricostruirli.

Nel 2007 gli scienziati tedeschi dell’istituto Fraunhofer ricevettero il via libera del Governo per mettere in moto la loro macchina di assemblaggio che avrebbe ricostruito 600 milioni di stralci di carta per un totale di circa 45 milioni di documenti. Due anni dopo, il direttore dell’iniziativa, Bertrand Nicolay ha fatto sapere che il progetto pilota ha funzionato, e che prima della fine del 2010 tutti i documenti saranno stati digitalizzati.

Quasi nello stesso momento in cui “cadeva” il muro di Berlino, gli agenti della Stasi ricevettero l’ordine dal loro capo Erich Mielke di distruggere tutti gli archivi e accumulare i resti di carta in sacchi da bruciare. Il tentativo si risolse in una commedia degli errori in cui inizialmente le macchine tritacarta si ruppero sotto la pressione dell’enorme mole di documenti e i funzionari dovettero continuare l’opera a mano. L’impresa aveva richiesto più tempo del previsto e nessuno era stato in grado di organizzare dei camion che trasportassero i 16.000 sacchi al luogo in cui dovevano essere bruciati. L’opera di distruzione fu finalmente interrotta da una manifestazione popolare e i sacchi non andarono mai completamente distrutti.

Due anni dopo, 30 impiegati di Norimberga iniziarono a ricostruire manualmente i documenti, armati di lente d’ingrandimento e nastro adesivo. “Dieci anni fa abbiamo visto una trasmissione in televisione che mostrava come gli archivi della stasi venivano lentamente ricostruiti a mano e con un gran dispendio di energia”, spiega Bertrand Nicolay, coordinatore dell’iniziativa alla Fraunhofer, “a partire da quel momento ci siamo posti il problema di come risolvere questa situazione sviluppando uno strumento”. Il software, chiamato E-Puzzler funziona grazie alla creazione di un file d’immagine basato sulla digitalizzazione dei vari frammenti. Come in un gigantesco rompicapo, lo scanner ricava informazioni riguardo al colore, il tessuto, l’inchiostro e il tipo di carattere usato nel documento.

“Grazie alle informazioni su ogni singolo pezzetto, si riesce ad associare ad altri possibili tasselli, e come in un puzzle, poco a poco si ricostruiscono i fogli”, spiega Beate Koch di Fraunhofer. Lo stato ha stanziato, non senza polemiche, circa 6 milioni di euro nella ricostruzione dei documenti della Stasi. La ragione di questo enorme sforzo, scientifico ed economico, è che il contenuto dei sacchi potrebbe fare luce su i nomi dei 174.000 collaboratori non ufficiali del Ministero di Sicurezza della Germania dell’est e i 6 milioni di persone che, si calcola, vennero spiate durante la Guerra Fredda.

Nel 2010 l’intera mole di documenti potrà finalmente passare agli archivisti della BStU, la commissione federale per i documenti segreti, che deciderà come e quando renderli pubblici. La richiesta sarà alta. Già ora, questo istituto riceve più di 8.000 domande al mese per la consultazione dei file.

La BStU non è ancora in grado di rivelare dettagli specifici del contenuto dei documenti, però ha confermato che quelli che furono ricostruiti a mano contenevano materiale esplosivo riguardo a diversi aspetti dell’attività della Stasi: dalle violazioni dei diritti umani nel trattamento dei detenuti, alle relazioni con il gruppo terrorista armato della Germania dell’ovest, la RAF, e soprattutto la struttura della rete degli “spioni”, nonché la loro identità. “Inoltre, il loro contenuto potrebbe essere utile a interpretare i documenti rimasti intatti”, spiega Sylvia Dalitz, di BStU. Il progetto di ricostruzione è stato ostacolato da molti funzionari pubblici sulla base di motivazioni economiche. Alcuni deputati del parlamento tedesco attuale furono membri del partito comunista della Germania dell’est. Ma non solo: la stampa tedesca ha avanzato l’ipotesi che numerose reputazioni di personaggi pubblici potrebbero essere rovinate attraverso la pubblicazione del contenuto dei documenti.

Da questa impresa ciclopica esce sicuramente vincitore il software E-puzzler che presto potrebbe essere messo a disposizione di altre situazioni analoghe: è stato richiesto dalle autorità di altri paesi dell’est come la Polonia, ma anche da Argentina e Cile, paesi che soffrirono una dittatura militare con feroce repressione del dissenso.

*Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione cartacea dell’Unità del 18 febbraio del 2009

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