the-berg1

Si chiama The Berg, la montagna, in un misto di inglese e tedesco, e presto potrebbe trasformarsi nella maggior attrazione della città di Berlino. Più della Torre della DDR, della Porta di Brandeburgo e della cupola del Reichstag. O almeno, è quello che pensano i suoi fan sparsi per il mondo.

Succede che l’architetto e professore della Technische Universität di Berlino, Jakob Tigges, ha progettato un massiccio di mille metri, che dovrebbe sorgere nel centro della città, sulle piste d’atterraggio del defunto aeroporto di Tempelhof. Era una provocazione, ma ora tutti vogliono che si avveri.

Per capire questa storia è però necessario raccontarla dall’inizio.

Lo scorso mese di ottobre, il Senato tedesco ha proceduto alla chiusura dello storico terminal di Tempelhof, votata in via definitiva alcuni mesi prima. Stiamo parlando di un edificio impressionante (il terzo più grande al mondo dopo il Pentagono e il Parlamento di Bucarest), voluto da Hitler negli anni ’30, sede del ponte aereo statunitense durante la Guerra Fredda e definito come “la madre di tutti gli aeroporti” da Norman Foster.

Come è facile immaginare, la decisione di chiuderlo, sebbene supporta da fondate ragioni pratiche (la pista troppo corta, la posizione troppo centrale etc.), non è stata indolore. Molti a Berlino e in tutta la Germania si opponevano adducendo motivazioni di tipo sentimentale. Fatto sta che il Senato doveva trovare in fretta una buona idea per la riconversione dell’area. Si è divisa tutta la zona in cinque parti ed è stato indetto un concorso di idee per ognuna, con lo scopo di creare piccoli quartieri residenziali, parchetti etc.

E qui arriviamo a Tigges. Questo giovane architetto non è d’accordo con il modello di sviluppo dell’area proposto, “a Berlino non c’è una domanda di appartamenti che la giustifichi”, spiega in italiano perfetto di fronte a una birra nell Hackbarth’s di Mitte, “volevo criticare questa decisione e l’ho fatto presentando una utopia, un progetto irrealizzabile”.

Tigges presenta un progetto che non rispetta nessuna delle regole previste. Disegna, realizza e fotografa una montagna di 1.000 metri (in scala 1:27000), che sorge nel terreno di Tempelhof, lasciando intatto l’edificio storico (“potrebbe diventare la stazione d’accesso della montagna”). Non mancano nemmeno i rifugi e le foto del massiccio da diversi punti della città.“Non volevo che la critica fosse a vuoto, per questo ho pensato a una montagna, perché è l’unica cosa che davvero manca a Berlino”, spiega. Senza contare, che la montagna era anche un “mito dell’espressionismo tedesco”. L’idea era comunicare al Governo che in quello spazio si poteva fare qualcosa di più grande.

Come da copione, il progetto, giudicato irrealizzabile, viene scartato e non accede alla seconda fase aperta a soli 12 concorrenti. Però l’immagine del “monte che non c’è” arriva in mano a un giornalista della sezione economica della Süddeutsche Zeitung, uno dei quotidiani più autorevoli del paese, che la manda ai colleghi delle cronache berlinesi. Il giorno dopo l’immagine esce pubblicata a tutta pagina. È l’inizio di una valanga.

Tigges non muove un dito per pubblicizzare il progetto. Semplicemente, sotto la pressione delle richieste che seguono l’articolo, apre una pagina di facebook, a cui si accede da http://www.the-berg.de. Al resto ci pensa la rete. In due settimane ha già raccolto un migliaio di fan sparsi in tutto il mondo. Decine di quotidiani e riviste lo contattano per parlare con lui di quella che è già nota come la “montagna incantata di Berlino”. Der Spiegel, Der Freitag, il sensazionalista BZ, Tagesspiegel, Die Welt, Berliner Morgenpost, Zitty… tutti chiedono foto e interviste. Lui spiega ad ognuno che si tratta di un progetto volutamente pensato per non essere realizzato. Però ora la gente lo vuole davvero e la stampa fa pressione per verificare se esiste la possibilità di costruirlo.

La storia raggiunge due ingegneri australiani (che chiedono di rimanere anonimi) che stanno lavorando a progetti simili a Dubai, e decidono di contattarlo. Tigges fornisce tutti i dettagli geologici relativi alla zona, e il verdetto è positivo: “si può costruire in un arco di tempo di 12 anni”.

Intanto il fenomeno cresce in internet. Blogger russi e statunitensi, siti di architettura, design e utopie contattano all’architetto nel suo burö di Rosenthaler Platz. Diversi bar di tendenza di Berlino si presentano al suo ufficio per chiedere immagini da appendere alle pareti. Una marca di bibite austriaca gli chiede di usare la foto per una pubblicità, ma lui rifiuta. E c’è di più. Una maestra delle elementari va a scuola con un’immagine della montagna e chiede ai bambini di disegnarla come vogliono. Poi raccoglie i disegni, li scansiona e li carica sulla pagina di facebook di The-Berg.

Secondo quanto racconta, tutti i giorni riceve mail inaspettate (per non dire folli): un gruppo di “amici dei cani” chiede se i cani debbano andare al guinzaglio o liberi a passeggio sulla vetta. Un’associazione di appassionati di passeggiate chiede di poter organizzare gli itinerari turistici… “Ovviamente non lo avevo previsto”, sorride.

Da un punto di vista dell’architettura, quello che gli interessa è una riflessione “sulla necessità di utopia che rivela questa reazione”, spiega, “c’è una sorta di nostalgia di questo tipo di cose”.

Come andrà a finire quest’isteria collettiva, non si sa. Magari il governo deciderà davvero di puntare su un progetto più ambizioso per quest’area. O chissà The-Berg si trasformi nella maggiore attrazione inesistente al mondo. O ancora, nel mito della montagna…

Advertisements