Una famiglia si prepara al pranzo di mezzo giorno. La madre cucina, c’è il sole. Il padre deve ancora tornare. Regna pace e silenzio, l’atmosfera è serena. La quiete è solo interrotta ogni tanto dalle grida del bambino.

La madre prova in qualche modo di far stare zitto il figlio. Dopo vari tentativi, perde la pazienza e alza il tono di voce. Minaccia il figlio con l’arrivo della straga di mezzo giorno che lo verrebbe a prendere se non la smettesse di gridare.

Il bambino si tranquillizza per un momento. Però all’improvviso si materializza davvero la strega che inizia a coinvolgere madre e figlio in una danza spaventosa e minaccia di portarsi via il bambino. La madre è terrorizzata e per di più si sente in colpa per averla invocata. Ma é troppo tardi: non appena l’orologio della cucina finisce di battere i 12 rintocchi del mezzo giorno, la vecchia maligna prende il bambino per un braccio e se lo porta via.

La madre rimane sola tra le lacrime. Quando il padre arriva dal lavoro scopre la tragedia. La strega da lontano celebra il suo trionfo.

Finisce cosí. Senza una morale comprensibile.Si tratta della “Micro-Sinfonia” (secondo una definizione di Jarmil Burghauser) scritta da Antonín Dvorák. Fu presentata per la prima volta nel 1860 alla filarmonica di Vienna diretta da Hans Richter.

Ieri questa favola nera slava è stata eseguita come apertura di un concerto alla Berliner Philarmonie, sotto la direzione di Alan Gilbert. Le grida del bambino erano intonate dagli Oboe, e il trionfo della strega sottolineato da viole e violini.

Si tratta della sinfonia n.108. Non so perchè, ma continuo a pensarci.

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