María Kodama

26 March 2009

El Atlas de Borges © María Kodama

El Atlas de Borges © María Kodama

Tutti mi avevano avvertito. María Kodama è una persona estremamente difficile da trattare. La compagna degli ultimi 16 anni di vita di Borges, l’ereditiera universale di tutti i diritti d’autore, e la padrona intellettuale dell’opera immensa di uno degli autori che amo, è una figura molto discussa. Molti vecchi amici dello scrittore, oltre che a vari studiosi e conoscitori dei suoi testi hanno criticato le decisioni di questa donna minuta, che fa dell’immenso patrimonio culturale ereditato un po’ quello che vuole.
Avendo letto ogni possibile cattiveria su Kodama, mi veniva naturale simpatizzare con lei. Soprattutto dopo l’orribile polemica riguardo ai resti dello scrittore, in cui il Governo argentino stava per approvare una legge insensata per farne rimpatriare i resti. Non capivo l’ostinazione di certi circoli intellettuali di Buenos Aires a farla apparire come una strega, che lo aveva portato lontano dalla sua città e “costretto” a morire nella tranquilla Ginevra. Mi sembrava un oltraggio talmente grande, crudele e inumano contro una donna che, piaccia o no, vive per diffondere nel mondo l’opera del marito.
Kodama si trovava alcune settimane fa a Berlino per presentare la mostra fotografica “El Atlas de Borges” e io ero curiosa ed entusiasta di avere l’occasione di parlare con lei di tutti questi temi e dello sciacallaggio che subiscono i geni come Borges dopo la morte. L’intervista con lei non mi ha fatto cambiare idea. Continuo a pensare che troppa gente rivendichi diritti che non ha sulla memoria e l’opera di Borges. Però María Kodama mi ha lasciato di stucco.
Dalla prima all’ultima domanda si è difesa come se fosse attaccata e ha alzato la voce in più occasioni. Le uniche cose interessanti che salvo di questo incontro sono gli aneddoti dei viaggi con lo scrittore argentino.
Quella che pubblico qui sotto non è una bella intervista. Ma non importa. Non sono contenta di aver fatto andare su tutte le furie María Kodama, non era mia intenzione e continuo a non capire come ci sono riuscita. Anche un altro giornalista prima di me ci è riuscito.

Domanda: Come conobbe Borges?

Risposta: Cos’è questa? Un’intervista sulla mia vita? Rispondo solo a domande strettamente inerenti alla mostra. Ti rispondo però non farmene altre. Conobbi Borges quando avevo 16 anni e iniziai a studiare con lui prima l’anglosassone e poi l’islandese. Un giorno mi resi conto che lo amavo in altro modo e non come professore.

D.: Che importanza ha avuto il viaggio nelle vostra storia?

R.: Il viaggio per noi è stato un esperienza meravigliosa che ci ha aperto una serie di possibilità di immaginazione enormi, tanto a lui come a me ovviamente. E poi fu dividere una serie di scoperte che furono realmente uniche.

D.: Com’era la routine di Borges in viaggio?

R.: Il bello con Borges è che non c’era routine. Alcuni giorni non faceva niente, altri giorni gli venivano in mente delle idee. Generalmente le sognava. Dopo provava a capire se quello che aveva sognato poteva servire per una storia. Se funzionava, allora lo elaborava per un po’, poi iniziava a dettare (Borges quando conobbe Kodama era gia cieco, ndr). Però non era un dettato continuo, a volte dettava un paragrafo intero, se si trattava di prosa, e il giorno seguente mi chiedeva se potevo leggerglielo. Poi cambiavamo alcune cose. Era così.

D.: Ascoltava i Rolling Stones?

R.: Li ascoltava perché li ascoltavo io. Gli piacevano molto. Una volta stavamo aspettando che ci venissero a prendere nella hall di un albergo in Spagna. Entrambi eravamo seduti. All’improvviso vidi un tipo che stava accanto a Borges ed era Mick Jagger. All’improvviso si buttò a terra in ginocchio, gli prese una mano e disse: ‘maestro io la ammiro, ho letto tutta la sua opera’. E Borges: ‘Mi dica chi è lei?’, ‘Mick Jagger’, ‘Quello dei Rolling Stones?’. Mick Jagger non si aspettava di essere riconosciuto e Borges gli disse ‘si conosco la vostra musica grazie a María’. Successivamente Mick Jagger girò il film Performance dove appare un’immagine di Borges.

D.: Altri incontri del viaggio?

R.: Una volta eravamo al museo del Prado, di fronte al quadro Il Cane, di Goya, un opera affascinante. In lontananza vidi una figura alta, era Julio Cortázar, che casualmente si trovava anche lui nel museo. Avvisai Borges. Lui con una voce da iceberg mi chiese se volevo salutarlo, ma non feci in tempo a rispondere perché Julio Cortàzar era gia accanto a noi. ‘Maestro, io la ammiro, lei fu il primo a pubblicare una mia opera’ disse Cortàzar. Per tutta la mia vita conserverò quell’immagine. Borges e Cortàzar dandosi la mano e scambiandosi complimenti di fronte a uno dei miei quadri preferiti. A volte il destino fa disegni meravigliosi.

D.: Come vive lei questo compito enorme di diffondere l’opera di Borges? È diventata una missione?

R.: Lo faccio come posso, al meglio che posso. Più che una missione è come l’amore, è un piacere, è come sentire che è ancora vivo. È una presenza continua e sento che mi fa bene.

D.: Non le crea mai angoscia?

R.: Non mi sento angosciata perché lui è geniale. E se uno sta con una persona geniale deve avere l’intelligenza di capirlo. Tutto questo ti fa male se ti rendi conto che stai posponendo la tua vita a questa cosa. Allora non funziona. Per me è la mia decisione, quella che prenderei altre mille volte pur sapendo tutto quello che mi aspetta. È la certezza assoluta. Chissà come per lui che sentiva che il suo destino era quello di scrivere. Il mio destino invece è questo e lo sceglierei di nuovo. Credo che sia come in quelle leggende orientali, e lui è davvero la mia metà.

D.: Perché Borges decise di morire a Ginevra?

R.: Perché è un paese che rispetta la gente. Io parlai con i medici che potevano organizzargli il viaggio di ritorno a Buenos Aires in un aereo sanitario. Quello che volevo era che scegliesse davvero, e una scelta vera non poteva essere subordinata alla paura. Mi chiese se avevo parlato con il medico e dissi di sì. Intanto stava sfilando a Ginevra tutto il mondo accademico e letterario per portargli un saluto. Allora lui disse che voleva restare, perché alcuni anni rima in Argentina l’eterno candidato a presidente Ricardo Balbín era stato in terapia intensiva e gli avevano scattato foto che erano state pubblicate. Borges disse che non voleva che la sua agonia fosse trasformata in uno spettacolo. Questa è la ragione, e poi io devo sopportare tutto il mondo che viene a chiedermi cose che a nessuno ci si permette di chiedere. Credo che dopo 22 anni sia abbastanza. Ho avuto con lui una relazione di 16 anni. Ho deciso di dedicargli tutta la mia vita. Lui decise di morire li e chiese anche a un giornalista svizzero di verificare la possibilità di avere la cittadinanza di questo paese. Più chiaro di così? Più chiaro di quello che mi disse?

D.: Si è parlato ultimamente di questo tema per una proposta di legge del Governo argentino…

R.: Gran parte della polemica si deve a un signore che è stato eletto presidente della società letteraria argentina e si chiama Alejandro Vaccaro e risulta imputato e processato per aver falsificato, facendo un collage, 25 testi di Borges, che furono venduti all’estero. Mi sembra evidente che questo signore non possa stare a capo di nessuna società letteraria fino a che non si chiarisca cosa ha o non ha fatto. Non è d’accordo?

D.: Crede che abbiano causato gelosie la sua vicinanza con il maestro e la sua autorità sulla sua opera?

R.: Le uniche gelosie furono quelle di signore scellerate che misero in piedi questa storia… se lui non le ha volute… E inoltre, si tratta di donne sposate. Che figura fanno fare ai loro mariti. Mi sembra un po’ triste.

D.: Quale parte dell’ opera di Borges torna a leggere più volentieri?

R.: In generale rileggo tutta l’opera di Borges, perché devo fare conferenze e cercare filoni tematici e rileggere prima di affrontare gli argomenti. Ovviamente ci sono alcune cose che preferisco. E tra le opere che mi dedicò chissà la più speciale per me è la poesia La Luna, e il racconto Ulrica, che mi fu segretamente dedicato.

P.S. La mostra, all’istituto Cervantes, è comunque molto bella.

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