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Sabato a Berlino 50.000 persone hanno manifestato cotro l’energia atomica e per la chiusura delle 17 centrali sparse per la Germania. Non succedeva da 20 anni. Qui sotto vi ripropongo i due articoli scritti per l’Unità sulla protesta e usciti la scorsa settimana.


Marcia dei trattori a Berlino In 50mila contro centrali e depositi di scorie nucleari, pubblicato il 06/09/2009

Christian fa rotolare un bidone di latta giallo con il simbolo dei rifiuti radioattivi disegnato in cima. Sopra i vestiti ha una tuta bianca con il cappuccio. A un certo punto si ferma, appoggia il bidone su un divanetto bianco di un bar elegante della Friedrichstrasse (nel centro di Berlino), inizia a percuoterlo con la mano e grida: «Mal richtig abschalten», spegniamo una volta per tutte! Tutt’intorno a lui ci sono 50.000 persone (36.000 secondo la polizia) di diversi colori politici scese in piazza per dire «no grazie» all’energia nucleare e alla proposta di Angela Merkel di prolungare il termine di chiusura delle 17 centrali tedesche.

Finisce così, in grande, la marcia dei 50 trattori di Gorleben, che sono partiti una settimana fa dalla Bassa Sassonia e nel corso dei giorni sono diventati 350 fino a portare in piazza ieri decine di migliaia di persone provenienti da tutto il Paese. Un messaggio contro Angela Merkel e Guido Westerwelle leader dei liberali dell’FDP che includono nel programma elettorale una riforma della legge voluta de Gerard Schröder nel 2002 e che prevedeva la chiusura di tutte le centrali tedesche entro il 2021.

Dalla mattina di ieri i trattori hanno occupato tutto il viale 17 Juni fino a disporsi a semicerchio di fronte alla porta di Brandeburgo. Dalle cucine da campo servono zuppe e verdure cotte ai manifestanti che arrivano in diversi cortei da tre punti della città, con le bandiere, i vestiti e i volti dipinti a colori gialli rossi e verdi. Lungo la strada si lasciano dietro i manifesti elettorali di Angela Merkel imbrattati di colore giallo, e il suo slogan «Abbiamo la forza», sostituito da «Energia atomica? No, grazie», lo stesso usato negli anni 80.

Diversi politici e personaggi della cultura e dello spettacolo hanno appoggiato la protesta. Dal vicepresidente del Parlamento Wolfgang Thierse, ai leader dei Verdi Jürgen Trittin, Claudia Roth e Renate Künast, fino alla cantante Nina Hagen. I manifestanti e gli organizzatori puntano il dito contro numerosi incidenti verificatisi negli ultimi anni soprattutto nella gestione dei rifiuti nucleari e contro la difficoltà (o l’impossibilità) di trovare un «sito definitivo» per le scorie. Allo stesso tempo, e sulla base di un nuovo rapporto di Greenpeace, accusano il Governo di aver mentito riguardo alle sovvenzioni ai gestori del nucleare. Secondo la ong ambientalista, 165 miliardi di euro dei contribuenti sarebbero andati negli ultimi decenni direttamente alla lobby atomica.

«Smettere di produrre rifiuti subito è la condizione necessaria per ricominciare», guarda dritto negli occhi Christian e alza la voce, «poi parleremo del resto, e del deposito definitivo, ma bisogna che la gente apra gli occhi e capisca che i siti attuali sono bombe a orologeria».

«Mai più nucleare» Su Berlino la lunga marcia dei trattori, pubblicato il 04/09/2009

È iniziata così: lo scorso sabato a Gorleben, un Paese di 580 anime nel nord della Germania, circa un migliaio di attivisti si sono riuniti per salutare e augurare buona fortuna a una cinquantina di trattori dipinti con colori giallo rosso e verdi che davano inizio a una lunga marcia di protesta contro l’energia nucleare. Una protesta d’altri tempi, con musica, sole e cucine da campo per dare il benvenuto ad ogni tappa ai nuovi manifestanti. Destinazione finale: Berlino, dove domani tanti trattori si raduneranno alle 15 alla porta di Brandeburgo per chiedere la chiusura del deposito di rifiuti nucleari di Gorleben e l’abbandono definitivo dell’energia atomica in Germania.

I manifesti raffiguranti un trattore colorato che passa di fronte alla sagoma della porta di Brandeburgo tappezzano da tempo la città. Difficile stimare ora quanti saranno i partecipanti alla fase finale della Anti-Atom-Treck (così si chiama), ma giovedì mattina il numero di trattori raccolti, secondo informazioni degli organizzatori, era già di 200.

Il fronte antinucleare ha ricevuto impeto negli ultimi mesi da alcune accuse che si riferiscono a fatti del 1982. Secondo un’inchiesta realizzata dal quotidiano Frankfuhrter Rundschau infatti l’allora governo cristiano democratico di Helmut Kohl avrebbe fatto pressione perché scienziati ed esperti «addolcissero» le loro valutazioni sul futuro del deposito di rifiuti nucleari di Gorleben. Questi infatti avrebbero espresso in più occasioni serie preoccupazioni sul fatto che la cava salina sotto il territorio della piccola comunità non fosse sufficientemente impermeabile per escludere le perdite di scorie radioattive.

Poco prima, lo scorso anno era stato reso pubblico il caso di un altro deposito di rifiuti a rischio, quello di Asse, un piccolo rilievo nella Bassa Sassonia, nel cuore di una montagna di sale, considerato deposito «sicuro» per 126.000 contenitori. Dodici anni fa una piccola vena d’acqua contaminata ha iniziato a sgorgare dall’estremità di uno dei tunnel che conduce al deposito, segnalando la corrosione dei barili di spazzatura nucleare. Il deposito deve ora essere chiuso e i contenitori spostati con conseguenze di costi e impatto ambientale inimmaginabili. Gli abitanti di Gorleben e degli altri paesi interessati non accettano di fare la stessa fine di Asse.

Il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ministro federale dell’ambiente originario della Bassa Sassonia accusa i cristianodemocratici, «Gorleben è morto come deposito finale. Responsabile di questa situazione è la Cdu (il partito di Angela Merkel)». Il problema è l’individuazione di un sito definitivo, che non si trova, perché probabilmente non esiste.

Nel 2002 il Governo di Gerard Schröder con l’appoggio dei Verdi aveva approvato la chiusura delle 17 centrali nucleari tedesche entro il 2021. Ora Angela Merkel se dovesse riuscire a formare la coalizione solo con i liberali dell’FDP (dopo le elezioni del 27 settembre), ha assicurato che prolungherà a data da destinarsi il termine di chiusura. Le elezioni alle porte, e la sconfitta di Merkel ai comizi locali in tre land lo scorso fine settimana, investono la manifestazione di domani di un’ulteriore importanza.

In gioco ci sono vite umane: nel dicembre 2007 lo studio tedesco Kikk, finanziato da fondi federali e commissionato dall’Ufficio federale per la Protezione dalle Radiazioni ha dimostrato per la prima volta che più si abita nelle vicinanze di una centrale nucleare più aumenta il rischio di leucemia infantile. Succede in Germania intorno alle 17 centrali ancora aperte.