Benno

Il 2 giugno del 1967 durante la dimostrazione contro la visita a Berlino ovest dello scià di Persia rimase ucciso Benno Ohensorg sotto i colpi della pistola di un poliziotto della Repubblica Federale, Karl-Heinz Kurras. “Cosa deve succedere ancora per passare finalmente all’azione radicale?”, disse Rudi Dutschke, leader del movimento studentesco.

Si è soliti far risalire a questo episodio la svolta nella contestazione giovanile che da pacifica passò ad essere violenta fino alla lotta armata con con la nascita della RAF la cui attività terrorizzò per anni il paese.

Secondo alcuni la storia va ora riscritta. Due settimane fa infatti la fondazione Birthler Behorde, che gestisce i documenti salvati dell’archivio della Stasi, la polizia segreta della Germania est, ha rivelato dell’esistenza di un fascicolo riguardante Kurras. Il poliziotto responsabile dell’omicidio che scatenò il ’68 in Germania era un collaboratore della polizia segreta.

Questa storia è troppo complicata per poter dire, come ha fatto Il Giornale in Italia (per altro l’unico che si è occupato della questione), “Toh, anche la Stasi dietro al ’68”.

Prima di tutto di Karl Heinz Kurras, che è comunque scampato a due processi e che oggi ha 81 anni e vive tranquillo a Berlino, è sempre stato un fanatico collezionista d’armi e invasato di trame segrete. Nello stesso fascicolo in cui si prova la sua collaborazione con la Stasi, si descrive nel dettaglio (secondo quanto trapelato alla stampa tedesca) il suo ruolo di spia in uno dei momenti più tesi della guerra fredda, quando la Terza Guerra Mondiale sembró essere a un passo. Carriarmati statunitensi e sovietici si guardavano a pochi metri di distanza in Check Point Charlie, però i sovietici avevano un vantaggio: Kurras, che infiltrato tra gli americani forniva dettagli sulla dislocazione dei soldati occidentali.

Ma questa è un’altra storia. Dai volumi che dettagliano l’attività di Kurras non è emerso se l’omicidio fosse stato ordinato esplicitamente dalla Stasi o fosse opera della libera iniziativa di un invasato.

Che i leader del movimento studentesco del ’68 temessero la Stasi non è alcuna sorpresa. Fu proprio Rudi Dutschke, in una lettera a sua moglie, ad annunciare un imminente attentato contro di lui, e la avvertiva dicendo che sarebbe stato molto più probabile che i mandanti fossero della Stasi. (la lettera è stata pubblicata dalla Berliner Zeitung il giorno dopo le rivelazioni su Kurras)

Il fatto è che la storia non è bianca e nera come la si è rappresentata fino ad ora con film Baader Meinhof Komplex. Qualcosa è saltato nel meccanismo causa-effetto e ha messo tutto il paese ora di fronte ad un nuovo dilemma. Come digerire tutto ciò?

La stampa, a partire dal sensazionalista Bild che pare aver trovato pane per i suoi denti, scava ora nella vita di Kurras e nelle sue attività come spia, per capire quanto importante era il suo ruolo.

Però c’è un problema molto più grande e complesso che a mio parere ha anche a che vedere con la memoria di questi eventi. Visitando il carcere di Hohenschönhausen e l’antico archivio della Stasi a Lichtemberg continuavo a chiedermi se si potesse davvero parlare di memoria. Io ne dubito.

Prima di tutto la fondazione che gestisce l’archivio della Stasi é abbastanza impenetrabile. Per ottenere informazioni per qualsiasi indagine giornalistica l’attesa puó essere di oltre un anno e la ricerca dipende da una selezione dei funzionari.

La documentazione disponibile è per il momento pesantemente parziale: la maggior parte dei documenti sono andati distrutti, e fino alla loro ricostruzione (vedi post i documenti distrutti della stasi) sarà difficile anche interpretare molti degli altri, perchè per ogni documento sono necessari altri due ad esso collegati per poter decifrare l’informazione.

La settimana scorsa il partito liberale FDP ha chiesto che si aprissero indagini su tutti i politici dal 1949 a oggi per rendere pubblici i loro rapporti con la Stasi. La proposta è stata subito rifiutata da SPD, i socialisti, e CDU, i cristianodemocratici. “Ci sono molte barriere contro la ricerca delle attività della Stasi”, ha detto Knabe, direttore del carcere di Hoenschönhausen, che ora è un monumento della memoria, “l’establishment politico attuale non si vuole confrontare con il proprio passato”

Senza contare che le “rivelazioni” non arrivano mai a caso. Questa volta è stato a fine maggio, alla vigilia di un primo appuntamento elettorale. E c’è da aspettarsi che con le elezioni alla porte ne arrivino altre.

Affondo da mesi le mani in questi temi e ho la sensazione che ci sia un controllo molto calibrato su quello che esce dall’archivio della Stasi. Perchè arriviamo a sapere che Kurras era un informatore della Stasi con toni sensazionalisti mentre non è mai stata permessa la pubblicazione dell informuzioni riguardanti Helmut Kohl? E che dire poi del fascicolo sul Papa?

È vero. La storia va riscritta. La storia si sta riscrivendo in questi mesi. Ma chi controlla questa riscrittura?